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Cosa significa essere legato profondamente alla propria terra ? “Non andrai mai a vivere lontano” : l’ho scoperto durante una chiaccherata con mia madre. Ieri le ho raccontato del fatto che, per l’ennesima volta, sono tornato ad Ortello: una frazione di campagna sulle montagne della Valle del Riso in  località Chignolo d’Oneta. Si tratta di quel che rimane di un piccolissimo borgo rurale oggi praticamente disabitato, a due passi da Chignolo, dove oggi vivono circa 100 anime. Sono particolarmente legato a questo posto: da piccolo ci sono stato per la prima volta con i miei genitori (ho delle bellissime foto scattate sui gradini diroccati di un fienile). Periodicamente ci ritorno, spesso con la mia moto.. semplicemente per passeggiare nel bosco, ascoltare il silenzio assordante delle foreste antiche e sfociare in pochi minuti nel nulla totale: un gigantesco prato dominato da una collina verde sulla quale c’è una croce di pietra (dedicata agli Alpini, credo).

Neanche l’ombra di turisti. Ad Ortello passano pochissime persone, nessuno che capiti per caso: non è un posto di passaggio, non ha attrazioni particolari, a dire il vero non ha proprio nulla. Per me, comunque, continua a rimanere uno dei luoghi epicentro della mia natura profonda, del mio passato. Non credo potrei rinunciare al pensiero che questo posto si trovi “vicino”. Geograficamente vicino per me significa intimamente vicino.

Nonostante tutto amo vagabondare. Sono stato in giro per l’Italia, per l’Europa, in Cina.. e vorrei andare un giorno a San Francisco per sdraiarmi a guardare il cielo sul prato verde del parco vicino al Golden Gate, dove nel 1967 ebbe luogo la Summer of Love immaginando quella folla di fantastici hippie.. e mi piacerebbe passare per le vie di Aberdeen, nello stato di Washington, ascoltando i versi di Kurt Cobain sotto l’ombrello nel caldo di uno spesso maglione di lana.. o allontanarmi in barca dalle sponde Nosy Komba in Madagascar osservando le scimmiette sugli alberi.

Mai una volta – seriamente intendo- ho pensato che potrei abbandonare definitivamente i posti in cui sono nato e cresciuto: Villa di Serio, Scanzo, le nostre Valli, Ortello, Gorno, Oneta, il Passo di Zambla, il Lago di Endine, Montisola, Selvino.

Non credo andrò mai a vivere lontano.

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Marzo 1967: 43 anni fa nasceva la banana più famosa della storia, appiccicata sul fondo bianco del disco che avrebbe cambiato la storia del Rock.
La ricetta è esplosiva.  Prendete Lou Reed – studente di letteratura e compositore folk, John Cale – musicista d’avanguardia, Sterling Morrison – chitarrista allampanato e Maureen Tucker – batterista goffa e tribale. Aggiungete un certo Andy Warhol, che nel pieno della sua follia creativa trascinò i ragazzi nella sua Factory newyorkese: vero ombelico della contaminazione pop. Proprio dal suo genio nacque l’ormai celebre banana gialla sbucciabile, munita di una sola semplice avvertenza: peel slowly and see (pelare piano e vedere..).  Infine: aggiungete una teutonica valchiria dark munita di marcato accento crucco – Nico – che Warhol impose letteralmente a Reed e Cale.

Ecco quindi servito The Velvet Underground & Nico: molto più di un disco, piuttosto è l’ ineguagliabile tentativo di portare la musica ad una dimensione onirica, malata, pericolosa, caleidoscopica, distorta. Le liriche di Lou Reed raccontano notti di droga, sesso sadomaso, autodistruzione, decadenti feste mondane. Un vero viaggio nel profondo del Male di Vivere dal quale però si può emergere purificati, guariti, come quando si supera un trauma.  Merito dell’incessante viola di Cale, dei ritmi ossessivi -primitivi vorrei dire- di Tucker e della cacofonia totale creata dalla voce di Lou Reed: sembra un vetro che si infrange, un mantra metropolitano. Lasciate ogni speranza o voi che entrate: c’è appena il tempo di farsi distrarre dall’accento di Nico, poi si precipita nel vuoto e non è facile arrivare alla fine senza esserne veramente cambiati. Ci si può avvicinare a questo disco da molte direzioni, nessuna delle quali è veramente dominante sulle altre.

Se ami l’arte hai un buon motivo per partire da Warhol e arrivare ai Velvet. Se ti chiedi da dove nasce la musica rock, dark, new wave, noise, grunge forse è il caso di ascoltare i Velvet.  Se sei alla ricerca di testi pieni di letteratura puoi ascoltare .. i Velvet ! Partire dai REM, dagli Afterhours, dai Nirvana o dai Duran Duran non fa differenza perchè se vai a ritroso arrivi sempre allo stesso punto di partenza.   Non ho certo la velleità di esaurire ogni possibile aneddoto collegato a quello straordinario periodo; neppure vorrei raccontare nel dettaglio ogni canzone.. stasera ho solo una bella occasione  per ricordare momenti indimenticabili: una mostra alla Triennale di Milano, un concerto, un film, una serata. Quante volte, con Silvia, abbiamo pontificato su questo disco..lo stesso è successo anche con mio fratello Roberto, artista, che conosce a memoria ogni passaggio.

Se dopo tutto questo non vi ho stimolato una sana curiosità, scusate ma forse è il caso di sintonizzarvi sulla Clerici !

Buona serata, Claudio

I supergruppi e i megaconcerti mi hanno sempre emozionato: così stasera ho approfittato dello stato fisico non proprio ottimale per fare una cavalcata nel passato alla ricerca degli episodi più noti e riusciti di canzoni o concerti in cui partecipano decine di artisti. Spesso questi progetti nascono spontaneamente come iniziative di solidarietà sull’onda emotiva provocata da eventi politici, catastrofi o problemi mondiali. Oltrechè utili alla causa della solidarietà che -lo dico senza retorica – non è mai abbastanza, sono anche occasioni imperdibili per gli amanti della musica. Artisti di estrazione e genere diverso abbandonano la loro collocazione discografica, il loro pubblico per unirsi e “fare qualcosa che serva” (questa è una citazione degli Afterhours). We are the World (1985) mi ricorda quando ero bambino e passavo le estati in montagna a Gorno, dai miei nonni.. il grande concerto The Wall (1990) che i Pink Floyd tennero a Berlino davanti una folla sterminata mi ricorda mio padre e il nostro primo videoregistratore… il Freddy Mercury Tribute (1991) mi riporta ad un lungo pomeriggio trascorso a casa mia in compagnia del mio amico Marco L. : proprio vedendo quel Live conobbi la musica dei Metallica che, ricordo, cantarono Enter Sandman. Gli esempi sono davvero tanti…
Ho un ricordo meraviglioso di un concerto con Silvia proprio davanti al Cimitero Monumentale di Milano in cui Morgan (di cui ora molto si parla per cose estranee alla musica e che qui non mi interessa affrontare) ha cantato per intero Non al Denaro Non all’Amore Né al Cielo di Fabrizio De Andrè… ed infine l’episodio -riuscito- dei cantanti italiani per il Terremoto in Abruzzo. Stavo per citare anche Il mio Nome è Mai Più , – ve la ricordate? – ma quello credo sia stato uno degli espisodi meno riusciti.

Un augurio di un sereno fine settimana e buon ascolto,
Claudio

We Are the World è un brano musicale del 1985, scritto da Michael Jackson e Lionel Richie; fu prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo il modello della Band Aid di Do They Know It’s Christmas? I proventi raccolti con We Are the World furono devoluti alla popolazione dell’Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Gli USA for Africa chiusero, con il brano We Are the World, il Live Aid.


The Wall-Live in Berlin è un album di Roger Waters contenente la registrazione dal vivo dell’Opera rock dei Pink Floyd The Wall, eseguita a Berlino, Germania, il 21 luglio 1990, in occasione dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino. È stata diffuso anche una registrazione video di questo concerto.


Il Freddie Mercury Tribute Concert è stato uno dei grandi eventi musicali in ricordo di Freddie Mercury, frontman dei Queen scomparso prematuramente il 24 novembre 1991 in seguito all’aggravarsi di una polmonite resa mortale dall’AIDS. Il concerto, tenutosi il 20 aprile 1992, lunedì di Pasquetta, al Wembley Stadium di Londra, è stato trasmesso in mondovisione per una platea televisiva che si aggira attorno ai 2 miliardi di persone in tutto il mondo secondo le stime ufficiali. I proventi dell’evento furono devoluti in beneficenza per dare vita all’associazione The Mercury Phoenix Trust.


Non al denaro, non all’amore né al cielo è il secondo album da solista del cantante italiano Morgan, pubblicato nel 2005 dalla Columbia Records. Primo caso nella storia della musica italiana, il disco è composto interamente dalle cover dei brani contenuti nell’omonimo album di Fabrizio De André, pubblicato nel 1971 e ispirato alla raccolta di poesie Antologia di Spoon River.


Artisti italiani per l’Abruzzo: AFTERHOURS, CLAUDIO BAGLIONI, FRANCO BATTIATO, BAUSTELLE,
SAMUELE BERSANI, BLUVERTIGO, LUCA CARBONI, CAPAREZZA, ALBANO CARRISI,
CATERINA CASELLI, CASINO ROYALE, CARMEN CONSOLI, CESARE CREMONINI,
DOLCENERA, ELISA, ELIO E LE STORIE TESE, NICCOLÒ FABI, FABRI FIBRA,
GIUSY FERRERI, TIZIANO FERRO, EUGENIO FINARDI, FRANKIE HI ENERGY, GIORGIA,
GIANLUCA GRIGNANI, J AX, JOVANOTTI, LIGABUE, MALIKA AYANE, MANGO,
GIANNI MAROCCOLO, MARRACASH, MORGAN, GIANNI MORANDI,
GIANNA NANNINI, NEGRAMARO, NEGRITA, NEK, NICCOLÒ AGLIARDI, PACIFICO,
MAURO PAGANI, GIULIANO PALMA, LAURA PAUSINI, ROY PACI, PIERO PELÙ,
MAX PEZZALI, MASSIMO RANIERI, FRANCESCO RENGA, RON, ENRICO RUGGERI,
ANTONELLA RUGGIERO, SUD SOUND SYSTEM, TRICARICO, ROBERTO VECCHIONI,
ANTONELLO VENDITTI, MARIO VENUTI, ZUCCHERO.


Questo è un regalo ai nostalgici: niente di più e niente di meno, così vediamo se i Bikers che passano di qui hanno nelle vene ancora un po’ di anni 80 e la voglia di ricordare la Gloria di quegli anni!
Ne approfitto per questo temporaneo vuoto di ispirazione per ringraziare le persone che hanno accolto positivamente la nascita di questo blog. La cosa che in assoluto mi fa più piacere è il sapere che di tanto in tanto amici e parenti leggono e apprezzano: questo è il più bel movente ad andare avanti cercando di esprimere idee e pensieri che abbiano qualcosa di sensato e che stimolino riflessioni.
Proprio l’altra sera a cena ho confessato a Silvia che finalmente, grazie a questo giocattolino, posso trasformarmi in Don Claudio per provare a evangelizzare il mondo! Nessuna manìa di grandezza, non temete. Ma fermiamoci un secondo. La sfida di chi scrive non solo per sè stesso può portare a due opposte direttrici: l’autoreferenzialità (l’effetto prodotto sul lettore è il fastidio di chi assiste alla lezioncina di chi si crede primo della classe) e l’utopia. Per me l’utopia -parola decisamente abusata- significa darmi un obiettivo: cambiare lo stato d’animo del lettore. Quindi cambiare il lettore stesso.
Questo post doveva essere un semplice video musicale…

Appunto.

Claudio