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Scanzorosciate. 15 ottobre, ore 7.51:

mia moglie cerca di appisolarsi sul divano dopo una notte quasi insonne dovuta a turbolenze interiori e di interiora, io bevo un thè caldo e mi godo il panorama dalla finestra della cucina. La siepe sembra voler produrre ancora qualche fogliolina rossa, il cielo è rosato e attraversato dalle colline Scanzesi belle come sempre. La casa è silenziosa ma fra poche ore si trasformerà in una Babilonia di rumori (aspirapolvere Dyson rigorosamente pilotato da me!). Alle 12.00 circa avremo ripulito tutto -quasi- alla perfezione, avremo il frigo pieno di frutta e verdura ed io avrò comprato la focaccia fresca. E’ uno sfizio del mezzogiorno del sabato non lavorativo, alternativo al pane alle olive. Nel pomeriggio mia moglie andrà in palestra, poi a trovare i suoi genitori.

Il suocero è in guerra con i calcoli per spazzare via i quali non basta il napalm. Forse una tisana all’uranio impoverito con biscottini della Finish e una bella fetta di torta a base di fosforo bianco potrebbe essere la strada giusta ! Perchè mai una brava persona dovrebbe preoccuparsi di verificare che i bastardi invasori calcarei si innestano dentro di lui subdolamente, senza nemmeno avvisare ? Solidarizzo filosoficamente con lui, mentre continuo ad osservare il cielo rosato e penso che il mio giardino dovrebbe sistemato.
Il sabato mattina di non lavoro è una cosa meravigliosa e surreale per chi vive una vita di commuting casa-lavoro-casa con azzeramento del tempo libero come la mia. Vale la pena decelerare e guardare il paesaggio circostante come qualcosa di prezioso e per niente scontato: bellissima la normalità.

Alcune volte, dopo centinania di kilometri di pioggia battente che si infilava letteralmente in ogni dove, a 50-60 minuti dall’arrivo a destinazione, con la moto che implorava un’idea di asciutto, pensavo che noi bikers siamo dei masochisti moderni e dei romantici idealisti. Ci autoconvinciamo che il disagio sia il riscatto, invece è disagio e basta ! Adesso nei miei pensieri avrei voglia di percorrere le highways di Los Angeles con la mia moto, insieme a Silvia.

Mia moglie si sta svegliando ed il mio aspirapolvere è pronto alla solita battuta di caccia all’acaro. Il dovere mi chiama.

Tu chiamala, se vuoi, serenità.

Buona giornata,
Claudio

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Non scrivo da un po’ : questo non significa che negli ultimi tempi non siano successe cose che avrei voluto raccontare. Un viaggio in Polonia, la moglie sequestrata dai Cinesi, una bellissima serata con gli amici di sempre o alcune concitate riunioni sindacali difficili da gestire. Una condensazione di eventi da mettere in scaletta, talmente pesanti in senso positivo o negativo da determinare un blocco catatonico di emozioni. Restano alcuni pending da risolvere: su tutti il fatto che Lei non è qui con me e si trova dall’altra parte del mondo con un foglietto che dice che – forse – venerdì prossimo potrà ritornare in patria.
Nel frattempo qualche lampo di genuina esaltazione  filtra fra le pieghe di una giornata lavorativa e l’altra: Mourinho che alza gli indici al cielo al Camp Nou con gli occhi puntati alla sterminata folla spagnola; Paolo Nutini che sorseggia un bicchiere di rosso e barcollando tira fuori un blues degno del Delta del Mississippi sul palco del Primo Maggio a Roma; Al Pacino-rapinatore-di-banca che strillando “Attica! Attica! Attica!” in Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani si conquista applausi dalla folla; in un albergo di Cracovia apprendo guardando la tv satellitare che Brunetta ha mandato in pensione le raccomandate e le code agli sportelli per passare alla PEC; il cazziatone di Berlusconi a Fini che si alza dalla poltroncina dicendo “che fai mi cacci ?!”; le bandiere tricolore che stanno invadendo Bergamo e provincia e che annunciano un raduno degli alpini davvero molto fragoroso; i moscerini di Castel Liteggio e la pace infinita che regalo una qualsiasi cascina della Bassa Bergamasca; la nuova calamita che ho comprato all’aeroporto di Cracovia ed ho attaccato alla cappa; il mio nuovo casco modulare della Nolan che ho appoggiato sugli scaffali della libreria; il profumo del caffè della Nonna Lina che ho bevuto poco fa.

Ogni articolo ha una colonna sonora che mi aiuta a tirare fuori i pensieri.
Quella di oggi è Muddy Waters: Mannish Boy e la dedico a Thomas Ferrari, che è un vero uomo e un bravo papà oltre che uno dei miei migliori amici.

Now, when I was young boy,
At the age of five.
My mother said I would be,
The greatest man alive.
But, now I’m a man

Alla prossima,

Claudio