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Oggi finisce l’era del Raìs Muhammar Gheddafi, circolano immagini truci e inguardabili, a prescindere dal fatto che si parli di un assassino oppure un simpatico cialtrone come lo definisce in un’articolo di cattivissimo gusto macabro-glamour Antonio Ferrari sul Corriere della Sera.  Non spetta al sottoscritto descrivere la mirabolante e sconclusionata vita del soggetto in questione, né soffermarsi sui dettagli di un epilogo annunciato da tempo. Mi interessa molto di zoomare su queste macabre immagini che circolano sui network dell’informazione mondiale come fossero coriandoli e stelle filanti: non mi riesce di festeggiare.

Le foto e i filmati di quell’ uomo braccato e ucciso, così come quelle che erano circolate subito dopo la cattura di Saddam Hussein, non mi mettono di buon umore, anzi : umanizzano quello che è disumano. I più feroci criminali, di fronte alla morte imminente, diventano nudi vermicelli al cospetto dell’Onnipotente e per questo mi generano un senso di compassione. E’ più forte di me: chi mi conosce mi rimprovera che devo sempre cercare una ragione o una giustificazione a tutto, anche quando non ne esistono proprio. Spesso mi chiedo cosa ci fosse nella testa delle persone che hanno generato consapevolmente sterminate file di morti innocenti: Ceaucescu, Pol Pot, Hitler, Stalin, Saddam, Bin Laden, Papa Doc Duvalier, Milosevic…  l’elenco è tragicamente lungo.

Anche loro persone, nonostante tutto. Anche loro vermicelli nudi. Non riesco proprio a rallegrarmi della morte di un essere umano.

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