Archivio per la categoria ‘Grammofono’

Il mio viaggio alla scoperta del Blues è iniziato da poco, credevo.
La miccia della curiosità si è accesa con Cadillac Records è un film del 2008 scritto e diretto da Darnell Martin, che ripercorre l’ascesa e il declino della Chess Records, casa discografica di Chicago fondata da Leonard Chess, che tra gli anni ’50 e ’60 portò al successo molti artisti di blues, segnando un’epoca. Parlo di Muddy Waters, Howlin Wolf, Little Walter e un certo Chuck Berry. Si dice che Chuck sia il vero padre fondatore della musica rock: colui il quale ha sdoganato il blues ad una dimesione non più intrisa di dolore e destinata solo ai poveri ragazzi neri ma anche e soprattutto alle folle di giovani bianchi americani, così assetati di sana ribellione. Qualche anno prima Muddy Waters era diventato una celebrità e tutt’oggi resta un riferimento chitarristico per i grandi padri della musica che tutti amiamo: parlo di Keith Richards dei Rolling Stones o lo stesso Jimmy Page dei Led Zeppelin. 


Holin Wolf – Smokestack Lightning

Così, dicevo, pensavo che il mio viaggio nel blues fosse iniziato da poco: invece ho scoperto che ogni album che fino ad oggi ho ascoltato trasuda qualcosa di chiaramente blues. Tutto quello che i Rolling Stones hanno fatto è blues; Jimi Hendrix è blues; Eric Clapton è blues; i Led Zeppelin sono blues; Bruce Srpingsteen è blues… ed è blues Bob Dylan. Vogliamo essere meno roboanti nei nomi? Prendiamo Luciano Ligabue: si è nutrito a dosi massiccie di Rolling Stones, Springsteen, Who: la matrice è il blues! Il rock che tutti abbiamo amato è il figliolo (neanche tanto nobile) di queste generazioni di musicisti neri che cantavano la loro disperazione con una chitarra acustica o un’armonica, divenute poi una chitarra elettrica, una batteria e un basso. Gente povera, cresciuta nelle piantagioni di cotone, che viveva la musica come unica via di uscita dalla sofferenza e con essa risaliva verso la purificazione dell’anima. Gente che aveva ben chiaro il significato di discriminazione razziale. Pensate che ai primi concerti di Chuck Berry negli stati del Sud c’erano le transenne che separavano la folla black da quella white. Finchè un giorno la musica ha infranto questo muro ed i giovani hanno cominciato a mescolarsi fra loro.


Eric Clapton canta Robert Johnson – Ramblin On My Mind

Allora, forse, vale la pena rivalutare tutto quello che è arrivato dopo: non necessariamente per togliere importanza ai nostri ascolti, ma solo per vederci più chiaro. Insomma: sappiate che il chitarrista degli AC/DC che saltella – facendo duck walk -con la sua Gibson Diavoletto sta solamente imitando Chuck Berry… !


Chuck Berry con Bruce Springsteen…. duck walk !

Se sono riuscito a portarvi fino a qui, se non mi avete mollato a metà dell’articolo allora sappiate che per rappresentare tutto questo ho scelto un artista che più di tutti rappresenta l’universo blues. Un ragazzo maledetto che scomparve a 27 anni, nell’agosto del 1938, dopo una terribile agonia dovuta al suo avvelenamento. Robert Leroy Johnson, l’angelo ribelle, ci ha lasciato solo 29 memorabili registrazioni che in molti considerano la scintilla iniziale di tutto. Ineguagliabile chitarrista, anima tormentata: narra la leggenda, alimentata anche dallo stesso Johnson, che il giovane bluesman abbia stretto un patto col Diavolo vendendogli la sua anima in cambio della capacità di poter suonare la chitarra come nessun altro al mondo. 

« Per me Robert Johnson è il più importante musicista blues mai vissuto. […] Non ho mai trovato nulla di più profondamente intenso. La sua musica rimane il pianto più straziante che penso si possa riscontrare nella voce umana.  »
Eric Clapton

Credetemi: vale la pena di approfondire.

Buona serata, Claudio

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Marzo 1967: 43 anni fa nasceva la banana più famosa della storia, appiccicata sul fondo bianco del disco che avrebbe cambiato la storia del Rock.
La ricetta è esplosiva.  Prendete Lou Reed – studente di letteratura e compositore folk, John Cale – musicista d’avanguardia, Sterling Morrison – chitarrista allampanato e Maureen Tucker – batterista goffa e tribale. Aggiungete un certo Andy Warhol, che nel pieno della sua follia creativa trascinò i ragazzi nella sua Factory newyorkese: vero ombelico della contaminazione pop. Proprio dal suo genio nacque l’ormai celebre banana gialla sbucciabile, munita di una sola semplice avvertenza: peel slowly and see (pelare piano e vedere..).  Infine: aggiungete una teutonica valchiria dark munita di marcato accento crucco – Nico – che Warhol impose letteralmente a Reed e Cale.

Ecco quindi servito The Velvet Underground & Nico: molto più di un disco, piuttosto è l’ ineguagliabile tentativo di portare la musica ad una dimensione onirica, malata, pericolosa, caleidoscopica, distorta. Le liriche di Lou Reed raccontano notti di droga, sesso sadomaso, autodistruzione, decadenti feste mondane. Un vero viaggio nel profondo del Male di Vivere dal quale però si può emergere purificati, guariti, come quando si supera un trauma.  Merito dell’incessante viola di Cale, dei ritmi ossessivi -primitivi vorrei dire- di Tucker e della cacofonia totale creata dalla voce di Lou Reed: sembra un vetro che si infrange, un mantra metropolitano. Lasciate ogni speranza o voi che entrate: c’è appena il tempo di farsi distrarre dall’accento di Nico, poi si precipita nel vuoto e non è facile arrivare alla fine senza esserne veramente cambiati. Ci si può avvicinare a questo disco da molte direzioni, nessuna delle quali è veramente dominante sulle altre.

Se ami l’arte hai un buon motivo per partire da Warhol e arrivare ai Velvet. Se ti chiedi da dove nasce la musica rock, dark, new wave, noise, grunge forse è il caso di ascoltare i Velvet.  Se sei alla ricerca di testi pieni di letteratura puoi ascoltare .. i Velvet ! Partire dai REM, dagli Afterhours, dai Nirvana o dai Duran Duran non fa differenza perchè se vai a ritroso arrivi sempre allo stesso punto di partenza.   Non ho certo la velleità di esaurire ogni possibile aneddoto collegato a quello straordinario periodo; neppure vorrei raccontare nel dettaglio ogni canzone.. stasera ho solo una bella occasione  per ricordare momenti indimenticabili: una mostra alla Triennale di Milano, un concerto, un film, una serata. Quante volte, con Silvia, abbiamo pontificato su questo disco..lo stesso è successo anche con mio fratello Roberto, artista, che conosce a memoria ogni passaggio.

Se dopo tutto questo non vi ho stimolato una sana curiosità, scusate ma forse è il caso di sintonizzarvi sulla Clerici !

Buona serata, Claudio

I supergruppi e i megaconcerti mi hanno sempre emozionato: così stasera ho approfittato dello stato fisico non proprio ottimale per fare una cavalcata nel passato alla ricerca degli episodi più noti e riusciti di canzoni o concerti in cui partecipano decine di artisti. Spesso questi progetti nascono spontaneamente come iniziative di solidarietà sull’onda emotiva provocata da eventi politici, catastrofi o problemi mondiali. Oltrechè utili alla causa della solidarietà che -lo dico senza retorica – non è mai abbastanza, sono anche occasioni imperdibili per gli amanti della musica. Artisti di estrazione e genere diverso abbandonano la loro collocazione discografica, il loro pubblico per unirsi e “fare qualcosa che serva” (questa è una citazione degli Afterhours). We are the World (1985) mi ricorda quando ero bambino e passavo le estati in montagna a Gorno, dai miei nonni.. il grande concerto The Wall (1990) che i Pink Floyd tennero a Berlino davanti una folla sterminata mi ricorda mio padre e il nostro primo videoregistratore… il Freddy Mercury Tribute (1991) mi riporta ad un lungo pomeriggio trascorso a casa mia in compagnia del mio amico Marco L. : proprio vedendo quel Live conobbi la musica dei Metallica che, ricordo, cantarono Enter Sandman. Gli esempi sono davvero tanti…
Ho un ricordo meraviglioso di un concerto con Silvia proprio davanti al Cimitero Monumentale di Milano in cui Morgan (di cui ora molto si parla per cose estranee alla musica e che qui non mi interessa affrontare) ha cantato per intero Non al Denaro Non all’Amore Né al Cielo di Fabrizio De Andrè… ed infine l’episodio -riuscito- dei cantanti italiani per il Terremoto in Abruzzo. Stavo per citare anche Il mio Nome è Mai Più , – ve la ricordate? – ma quello credo sia stato uno degli espisodi meno riusciti.

Un augurio di un sereno fine settimana e buon ascolto,
Claudio

We Are the World è un brano musicale del 1985, scritto da Michael Jackson e Lionel Richie; fu prodotto da Quincy Jones e inciso a scopo benefico da USA for Africa, un supergruppo di celebrità della musica pop, riunitesi secondo il modello della Band Aid di Do They Know It’s Christmas? I proventi raccolti con We Are the World furono devoluti alla popolazione dell’Etiopia, afflitta in quel periodo da una disastrosa carestia. Gli USA for Africa chiusero, con il brano We Are the World, il Live Aid.


The Wall-Live in Berlin è un album di Roger Waters contenente la registrazione dal vivo dell’Opera rock dei Pink Floyd The Wall, eseguita a Berlino, Germania, il 21 luglio 1990, in occasione dell’anniversario della caduta del Muro di Berlino. È stata diffuso anche una registrazione video di questo concerto.


Il Freddie Mercury Tribute Concert è stato uno dei grandi eventi musicali in ricordo di Freddie Mercury, frontman dei Queen scomparso prematuramente il 24 novembre 1991 in seguito all’aggravarsi di una polmonite resa mortale dall’AIDS. Il concerto, tenutosi il 20 aprile 1992, lunedì di Pasquetta, al Wembley Stadium di Londra, è stato trasmesso in mondovisione per una platea televisiva che si aggira attorno ai 2 miliardi di persone in tutto il mondo secondo le stime ufficiali. I proventi dell’evento furono devoluti in beneficenza per dare vita all’associazione The Mercury Phoenix Trust.


Non al denaro, non all’amore né al cielo è il secondo album da solista del cantante italiano Morgan, pubblicato nel 2005 dalla Columbia Records. Primo caso nella storia della musica italiana, il disco è composto interamente dalle cover dei brani contenuti nell’omonimo album di Fabrizio De André, pubblicato nel 1971 e ispirato alla raccolta di poesie Antologia di Spoon River.


Artisti italiani per l’Abruzzo: AFTERHOURS, CLAUDIO BAGLIONI, FRANCO BATTIATO, BAUSTELLE,
SAMUELE BERSANI, BLUVERTIGO, LUCA CARBONI, CAPAREZZA, ALBANO CARRISI,
CATERINA CASELLI, CASINO ROYALE, CARMEN CONSOLI, CESARE CREMONINI,
DOLCENERA, ELISA, ELIO E LE STORIE TESE, NICCOLÒ FABI, FABRI FIBRA,
GIUSY FERRERI, TIZIANO FERRO, EUGENIO FINARDI, FRANKIE HI ENERGY, GIORGIA,
GIANLUCA GRIGNANI, J AX, JOVANOTTI, LIGABUE, MALIKA AYANE, MANGO,
GIANNI MAROCCOLO, MARRACASH, MORGAN, GIANNI MORANDI,
GIANNA NANNINI, NEGRAMARO, NEGRITA, NEK, NICCOLÒ AGLIARDI, PACIFICO,
MAURO PAGANI, GIULIANO PALMA, LAURA PAUSINI, ROY PACI, PIERO PELÙ,
MAX PEZZALI, MASSIMO RANIERI, FRANCESCO RENGA, RON, ENRICO RUGGERI,
ANTONELLA RUGGIERO, SUD SOUND SYSTEM, TRICARICO, ROBERTO VECCHIONI,
ANTONELLO VENDITTI, MARIO VENUTI, ZUCCHERO.


Questo è un regalo ai nostalgici: niente di più e niente di meno, così vediamo se i Bikers che passano di qui hanno nelle vene ancora un po’ di anni 80 e la voglia di ricordare la Gloria di quegli anni!
Ne approfitto per questo temporaneo vuoto di ispirazione per ringraziare le persone che hanno accolto positivamente la nascita di questo blog. La cosa che in assoluto mi fa più piacere è il sapere che di tanto in tanto amici e parenti leggono e apprezzano: questo è il più bel movente ad andare avanti cercando di esprimere idee e pensieri che abbiano qualcosa di sensato e che stimolino riflessioni.
Proprio l’altra sera a cena ho confessato a Silvia che finalmente, grazie a questo giocattolino, posso trasformarmi in Don Claudio per provare a evangelizzare il mondo! Nessuna manìa di grandezza, non temete. Ma fermiamoci un secondo. La sfida di chi scrive non solo per sè stesso può portare a due opposte direttrici: l’autoreferenzialità (l’effetto prodotto sul lettore è il fastidio di chi assiste alla lezioncina di chi si crede primo della classe) e l’utopia. Per me l’utopia -parola decisamente abusata- significa darmi un obiettivo: cambiare lo stato d’animo del lettore. Quindi cambiare il lettore stesso.
Questo post doveva essere un semplice video musicale…

Appunto.

Claudio

Il 27 agosto 1979 a Tempio Pausania (Sardegna) Fabrizio De Andrè e sua moglie Dori Ghezzi vengono rapiti: sarà l’estate più dura di tutta la loro vita. Per diversi giorni vengono manenuti incappucciati e solo in seguito verranno legati ad un albero a volto scoperto. Unico riparo un telone di plastica.
Verranno ritrovati il 22 dicembre dello stesso anno, visibilmente deperiti e con indosso gli stessi abiti che portavano il giorno del rapimento.
La prima dichiarazione di Dori Ghezzi dopo il rilascio riferendosi ai suoi carcerieri è stata questa:
“Avevano un gran rispetto, mi hanno chiamata ‘signora’ dall’inizio alla fine.”
I sequestratori in seguito sono stati catturati dalle forze di polizia, ma i coniugi De Andrè non si sono nemmeno costituiti parte civile contro di loro. Ancora Dori Ghezzi: ” Praticamente eravamo indispensabili gli uni agli altri, avere noi significava mangiare perchè probabilmente erano dei latitanti”.
De Andrè e la moglie dimostravano in questo frangente tutta la loro sincera umanità. In seguito, in un concerto del ’98 Fabrizio veniva criticato duramente dalla stampa nazionale per una dichiarazione in cui sosteneva che mafia, camorra e ‘ndrangheta erano per molte persone l’unico canale di sostentamento. Ovviamente la dichiarazione veniva strumentalizzata con il solito coro di politici e giornalisti indignati. E ciechi perchè De Andrè -per me era chiaro- voleva spiegare il significato di una cosa chiamata “Pietà“.

La stessa “Pietà” di cui si parla nel “Testamento di Tito” in cui si racconta il calvario dei due ladroni Tito e Dimaco, crocifissi al fianco di Gesù, che soffrivano proprio con la stessa intensità del Nazareno e avevano la stessa dignità. Anche se avevano rubato e bestemmiato. I riferimenti alla pietà nella discografia sterminata del cantautore genovese sono davvero tanti: penso alla “Guerra di Piero” in cui il nemico che lo fredda con un colpo di fucile “ha il suo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore”.
Oppure in “Princesa“, racconto di un ragazzo povero scopertosi dall’infanzia donna in corpo di uomo, che patisce le pene dell’inferno per scegliersi la vita che gli appartiene, quella del transessuale:

“lascio l’infanzia contadina
corro all’incanto dei desideri
vado a correggere la fortuna
nella cucina della pensione
mescolo i sogni con gli ormoni
ad albeggiare sarà magìa
saranno seni miracolosi
perché Fernanda è proprio una figlia
come una figlia vuol far l’amore
ma Fernandino resiste e vomita
e si contorce dal dolore
e allora il bisturi per seni e fianchi
in una vertigine di anestesia
finché il mio corpo mi rassomigli
sul lungomare di Bahia”

Vorrei concludere questa riflessione con una canzone che Fabrizio scrisse pochi mesi dopo la conclusione dell’esperienza del rapimento. Si chiama Hotel Supramonte ed è il nome che lui stesso ha dato al giaciglio di rami e fogli che è stata la sua casa durante le durissime settimane del sequestro. Dalla canzone traspare dolcezza: mai rancore, mai desiderio di vendetta.

Pietà  per me è ricercare la comprensione incondizionata, sospendendo il giudizio: non proprio facile, ma in fondo abbiamo tutta la vita per allenarci.
Claudio

Non dimenticare e interrogarsi sinceramente sull’odio è una responsabilità personale e un mistero che ciascuno può risolvere in pochi pensieri oppure in una vita intera ma senza trarre alcuna conclusione. Una canzone a volte può raccontare meglio di qualsiasi altra cosa un momento, un’emozione: così oggi, nella Giornata della Memoria, anche una canzone descrive la pochezza umana, la miseria della prevaricazione e della malvagità.
Claudio


Arcade Fire – Rebellion (Lies)

Sleeping is giving in,
no matter what the time is.
Sleeping is giving in,
so lift those heavy eyelids.

People say that you’ll die
faster than without water.
But we know it’s just a lie,
scare your son, scare your daughter.

People say that your dreams
are the only things that save ya.
Come on baby in our dreams,
we can live our misbehavior.

Every time you close your eyes
Lies, Lies!

People try and hide the night
underneath the covers.
People try and hide the light
underneath the covers.

Come on hide your lovers
underneath the covers,
come on hide your lovers
underneath the covers.

Hidin’ from your brothers
underneath the covers,
come on hide your lovers
underneath the covers.

People say that you’ll die
faster than without water,
but we know it’s just a lie,
scare your son, scare your daughter,

Scare your son, scare your daughter.

Now here’s the sun, it’s alright! (Lies!)
Now here’s the moon, it’s alright! (Lies!)
Now here’s the sun, it’s alright! (Lies!)
Now here’s the moon it’s alright (Lies!)

But every time you close your eyes. (Lies!)


Immagini della Shoah