Archivio per la categoria ‘Esplorazioni’

Cosa significa essere legato profondamente alla propria terra ? “Non andrai mai a vivere lontano” : l’ho scoperto durante una chiaccherata con mia madre. Ieri le ho raccontato del fatto che, per l’ennesima volta, sono tornato ad Ortello: una frazione di campagna sulle montagne della Valle del Riso in  località Chignolo d’Oneta. Si tratta di quel che rimane di un piccolissimo borgo rurale oggi praticamente disabitato, a due passi da Chignolo, dove oggi vivono circa 100 anime. Sono particolarmente legato a questo posto: da piccolo ci sono stato per la prima volta con i miei genitori (ho delle bellissime foto scattate sui gradini diroccati di un fienile). Periodicamente ci ritorno, spesso con la mia moto.. semplicemente per passeggiare nel bosco, ascoltare il silenzio assordante delle foreste antiche e sfociare in pochi minuti nel nulla totale: un gigantesco prato dominato da una collina verde sulla quale c’è una croce di pietra (dedicata agli Alpini, credo).

Neanche l’ombra di turisti. Ad Ortello passano pochissime persone, nessuno che capiti per caso: non è un posto di passaggio, non ha attrazioni particolari, a dire il vero non ha proprio nulla. Per me, comunque, continua a rimanere uno dei luoghi epicentro della mia natura profonda, del mio passato. Non credo potrei rinunciare al pensiero che questo posto si trovi “vicino”. Geograficamente vicino per me significa intimamente vicino.

Nonostante tutto amo vagabondare. Sono stato in giro per l’Italia, per l’Europa, in Cina.. e vorrei andare un giorno a San Francisco per sdraiarmi a guardare il cielo sul prato verde del parco vicino al Golden Gate, dove nel 1967 ebbe luogo la Summer of Love immaginando quella folla di fantastici hippie.. e mi piacerebbe passare per le vie di Aberdeen, nello stato di Washington, ascoltando i versi di Kurt Cobain sotto l’ombrello nel caldo di uno spesso maglione di lana.. o allontanarmi in barca dalle sponde Nosy Komba in Madagascar osservando le scimmiette sugli alberi.

Mai una volta – seriamente intendo- ho pensato che potrei abbandonare definitivamente i posti in cui sono nato e cresciuto: Villa di Serio, Scanzo, le nostre Valli, Ortello, Gorno, Oneta, il Passo di Zambla, il Lago di Endine, Montisola, Selvino.

Non credo andrò mai a vivere lontano.

Alcune considerazioni sulla Sicilia che abbiamo visitato nel nostro ultimo viaggio in moto. L’itinerario che abbiamo percorso ci ha permesso di farci un’idea abbastanza variegata dell’Isola. Siamo arrivati via nave da Genova a Palermo, nostro punto di partenza e di arrivo. Le tappe sono state le seguenti: San Vito Lo Capo, Erice, Segesta, Sciacca, Agrigento, Modica, Noto, Marzamemi, Siracusa, Taormina, Nicolosi (Etna), Capo d’Orlando, Cefalù e rientro a Palermo. Tutto in circa 12 giorni effettivi più trasferimento in traghetto.

 

L’Isola è molto bella da vari punti di vista: naturalistico, storico, motociclistico, gastronomico, balneare. In Sicilia si possono soddisfare molti vizi: si mangia molto bene, il clima è ottimo ed il gran caldo è mitigato da forti venti, in moto si percorrono strade bellissime e generalmente ben tenute. Le vie di comunicazione fra una città e l’altra sono più che buone e la qualità degli alberghi e dei b&b è sopra la media a prezzi più che abbordabili. Consiglio di utilizzare booking.com per la prenotazione delle tappe.

Il giro che abbiamo fatto è alla portata di tutti i bikers e non richiede grossa esperienza o particolari precauzioni. Si può percorrere anche con moto di piccola cilindrata, senza temere nulla. La stabilità della situazione meteo in estate è impressionante: potevamo lasciare a casa le tute da pioggia. Io ho utilizzato la mia nuova Gsx f 1250 Suzuki e Silvia la sua Suzuki Gs 500, non abbiamo avuto problemi tecnici ma è sempre meglio essere previdenti e portarsi un kit forature (che non avevamo). In Andalusia ci era già capitato di forare nei pressi di Granada ed è stato un disastro cercare un gommista.  Riguardo alla percorrenza suggerisco andature tranquille per assaporare i paesaggi e percepire i profumi siciliani.

La gente è molto ospitale, anche se tosta: questo per me  è un pregio. Nell’economia del viaggio le cose assolutamente da non perdere, a mio avviso, sono una visita alla Neapolis di Siracusa e ad Ortigia (sempre a Siracusa) e una gita sull’Etna, quest’ ultima assolutamente da non perdere. Mete molto blasonate risultano alla fine un po’ commerciali e turistiche (Taormina, Sciacca). La Sicilia esprime il suo massimo potenziale nei trasferimenti fra un posto e l’altro: il sole, il cielo, il mare, la natura rappresentano lo splendore di Madre Terra e vanno capiti, assimilati, lasciati decantare dentro.

Chi non è mai stato seduto sui gradini del meraviglioso teatro di Segesta, affiacciato su un paesaggio di colline e prati a perdita d’occhio, non può capire il senso di assoluta calma interiore che questa Isola può regalare.

Buon viaggio..

 

 

C’è una pluralità di ovvi motivi per i quali vale la pena visitare Parigi, ce ne sono altrettanti che richiamano il viaggiatore a tornare una seconda volta.  Dal terzo ritorno in poi siamo nell’ambito della dipendenza da Ville Lumière. Non conosco nessuno che sia stato a Parigi e al suo ritorno abbia speso parole negative su questa città. Diversamente da città come Berlino, che dividono, la capitale Francese solitamente unisce tutti. Chi non ci è stato ci deve andare, che ci è già stato non si perda l’occasione di rivederla: sarà molto meglio della prima volta.

Le città caleidoscopiche come Parigi sprigionano energia vitale in ogni angolo, crescono, cambiano, vivono perchè sono sintonizzate ai tempi moderni ma non si dimenticano il passato. C’è talmente tanto da vedere a Parigi e così poco tempo da dedicare ai viaggi – almeno per i comuni mortali come il sottoscritto – che si finisce per variare le destinazioni, vedere tutto a ‘pizzichi e smozzichi’, immagazzinare centinaia di luoghi senza lasciare che questi ci entrino dentro per cambiarci ed infine tornare a casa spaesati, senza una vera e propria sensazione del retrogusto che ogni luogo lascia dietro di sè. E’ la stessa sensazione che talvolta ho provato quest’estate durante il mio lungo viaggio in moto per l’Europa con Silvia: tappe di uno o due giorni, posti meravigliosi visti di fretta, sempre con la testa alla prossima destinazione, appena in tempo per farsi un’idea abbozzata. Ciascun luogo riserva il meglio solamente a chi ha tempo a disposizione. Spostarsi è solo un’altra dimensione del viaggio – che io amo – e che si collega alla filosofia del “partire per partire” (riecheggia ancora Kerouac). Ci si rigenera non tanto grazie a  dove ci si trova, ma vagabondando. Il nomadismo appartiene a tutti i motociclisti: a volte però devo poter focalizzare meglio dove sono capitato e se sono fortunato e riesco a ritornare in un luogo meraviglioso come Parigi non posso che beneficiarne. Una delle nostre tappe era Parigi, seconda volta per me e tre bellissimi giorni per tornare sui luoghi che avevo visto di corsa nel 2006.

Uno dei luoghi che consiglio a tutti quelli che stanno ritornando a Parigi è il bellissimo Museo Marmottan Monet, nel sedicesimo arrondissement. 

Passeggiate fra le stanze silenziose della Villa Marmottan alla ricerca degli impressionisti o semplicemente per osservare le pareti, i soffitti, il prezioso arredamento e il bel giardino esterno. Vi sentirete invitati a bere il thè a casa di un vecchio e ricco zio che non vedete da una vita. Sarete sufficientemente sazi e soddisfatti alla fine del percorso senza accorgervi che basta scendere le scale verso il piano interrato per entrare in un’altra dimensione. Qui è custodito un tesoro inestimabile: una galleria di opere di Monet che polverizzano lo spazio-tempo con i colori e il tocco quasi psichedelico presente sulle tele. Il mio approccio all’arte è infantile, quasi intimorito e per niente accademico: sono un ignorante e un romantico, seguo l’isitinto, raramente leggo le biografie degli artisti, mi annoiano le spiegazioni storiche. Preferisco abbandonarmi alle immagini e alle sensazioni: in luoghi come il Marmottan Monet questo accade naturalmente.

Vi ho incuriosito ?

http://www.marmottan.com/

 Da Wikipedia: Il museo espone opere di: Eugène Boudin, Gustave Caillebotte, Edgar Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude Monet, Berthe Morisot, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, ecc. Il museo è famoso per il fatto che ospita la più grande raccolta di opere di Claude Monet al mondo, per la maggior parte date al museo dall’erede del pittore, Michel Monet .

Quest’oggi io e Silvia ci siamo alzati di buonora dandoci come obiettivo Riva del Garda. Per arrivarci abbiamo scelto una via motociclisticamente molto interessante da percorrere. Di seguito le tappe e i tempi di percorrenza:

Itinerario di 275 km da percorrere in circa 5hh effettive di guida più 2hh tra pranzo e pause.

Tappe andata:
Scanzorosciate – Palazzolo (in A4 da Seriate)
Iseo – Passo del Polaveno
Gardone Val Trompia – Lago d’Idro
Val di Ledro – Riva del Garda
Tappe ritorno:
Riva del Garda – Limone – Salò
Brescia – A4 – Scanzorosciate

Partenza ore 8.00 da Scanzorosciate: tempo variabile con qualche raggio di sole che timidamente si affaccia dalle colline Scanzesi. Fiduciosi del bollettino meteo di http://www.3bmeteo.com (evitiamo http://www.ilmeteo.it perchè notoriamente pessimistico e portajella) avviamo Big Luciano e in pochi minuti siamo in autostrada. Qui arrivare a Palazzolo è un giochetto; da qui a Iseo finalmente qualche curva -ma attenzione agli autovelox e ai posti di blocco -. Lasciamo senza rimpianti il Iseo per salire verso il Passo Polaveno, la cui strada merita una citazione particolare perchè molto pedagogica da percorrere in moto. Le curve sono molto ampie, la visibilità ottima e, a parte alcuni tornanti, si può guidare rotondi con una certa soddisfazione. Attenzione agli smanettoni in tuta e gobba di pelle che quando vogliono sentirsi ganzi passano di qui a velocità improponibili.. e non è divertente. Noi invece saliamo allegri ma sempre sicuri. Solo qualche centinaio di fastidiosi ciclisti che spuntano come moscerini ci portano un po’ di stress. Si percorre la Val Trompia e si arriva finalmente ad Anfo, sul Lago d’Idro. Qui ci fermiamo per un buon caffè al Bar Imbarcadero. Il sole è alto adesso e scalda, il lago luccica e il cielo è blu. Ci viene quasi voglia di accamparci qui. Silvia si attacca a una rivista sorseggiando il suo caffè ma faccio in tempo a convincerla.. e siamo di nuovo in sella. Si percorre un breve tratto arrivando a Ponte Caffaro: lasciamo il Lago d’Idro e la Lombardia: ora siamo in Trentino ! Da qui 30 km di pura libidine, in mezzo al verde della Val di Ledro con l’omonimo Lago. Davvero fantastico ! Arriviamo infine a Riva del Garda, dove lasciamo la moto in un parking custodito (2 €/h) e a piedi giriamo un po’ alla ricerca di un ristorante. Nel centro ce ne sono moltissimi: noi però non siamo stati molto fortunati. Pasto a base di pesce spada, insalatina e patate al forno: niente di speciale. Riva del Garda è molto bella ed elegante, merita senz’altro una sosta. Qui, fra le altre cose, è facile incontrare bande di wind-surfisti, visto che è una zona del lago molto ventosa. Un po’ di sano relax poi si riparte, questa volta facciamo la Gardesana Occidentale (attenzione alle gallerie non illuminate che, intercalate al sole possono creare qualche problema di visibilità). Passiamo dalla bella Limone del Garda e da Gardone Riviera. Qui i curiosi potranno fermarsi al Vittoriale degli Italiani, la residenza di Gabriele D’Annunzio. Pochi km e siamo a Salò: qui salutiamo il Lago di Garda e ripieghiamo verso Brescia. La stanchezza affiora e mi devo fermare in una piazzuola, dove mi attacco alla bottiglia d’acqua. Poi la solita Pallo-strada e in mezzoretta siamo a casetta nostra. Silvia lascia il casco e il giubbotto, si butta sul divano e cade in un sonno profondo.
Questa sì che è vita… !

Buona moto a tutti,
Claudio

Oggi pomeriggio tempo meraviglioso: dai 23 ai 25 gradi: quindi mi sono preso mezza giornata di ferie e su per le montagne con Big Luciano. Qual miglior modo di inaugurare questo fine settimana !
L’itinerario di oggi è il seguente:

– Scanzorosciate
– San Giovanni Bianco
– Val Taleggio
– Culmine di San Pietro (1300 mt.)
– Valsassina
– Lecco
– Scanzorosciate

Lunghezza: 127 km
Percorrenza in circa 2 hh 45 min.

Ammetto che percorro la Val Taleggio per la prima volta. Superato il caratteristico Orrido, che a dispetto del nome inquietante, è piacevolissimo da percorrere: moltissimi destra-sinistra e nessuna macchina, nè moto ad intralciarmi. Terminato questo tratto si sale per la Val Taleggio: il panorama di fa interessante e fino al paese di Vedeseta è una vera libidine. Devo dire che Big Luciano mi stupisce per quanto sia facile da portare nonostante la sua corporatura non proprio esile e con la miniera di coppia motrice ogni tornante si rivela essere un mero dettaglio. Si apre il gas in qualsiasi marcia e la fionda ti spara su fino al prossimo tornante !
Arrivato al Culmine scopro di essere sconfinato nella provincia di Lecco. Percorro quindi un bel pezzo di Valsassina arrivando dopo Ballabio al bivio Lecco – Piani Resinelli. Opto per Lecco, anche perchè sono un po’ stanco. Da qui a casa un traffico midicidiale mi demoralizza un po’ il Lucianone, ma ho ancora qualche kilometro da Calolziocorte a Brivio per dare qualche colpetto al gas. Poi di nuovo un fiume di automobilisti ma ormai sono già arrivato a Scanzo.
Bel giro veramente.

Lamps !

Itinerario di circa 90 km
Percorribile in 1h45′ circa
– Scanzorosciate
– Ponte Nossa
– Val Del Riso
– Passo di Zambla
– Serina
– Bracca
– Selvino
– Scanzorosciate

Il giro che ho fatto oggi mi piace particolarmente perchè permette di ammirare molto da vicino alcune montagne simbolo delle Orobie. Il Monte Alben, cui sono particolarmente affezionato, è una visione che da Ponte Nossa e poi salendo verso Oneta e fino a Zambla ci farà sempre compagnia. Gli amanti del trekking nel periodo estivo potranno arrivare al Colle di Zambla, proseguire per circa un kilometro nel bosco e lasciare la moto. Qui parte il sentiero per arrivare alla vetta dell’Alben (circa 2h30). Alcuni passaggi richiedono un po’ di attenzione ma il panorama ripaga completamente. Digressioni montane a parte, dopo Zambla il giro prosegue con una lunga discesa che ci porterà a Serina. Durante il percorso un’altra montagna meravigliosa ci si para davanti: il Monte Arera. Terminata la discesa e arrivati a Bracca si può decidere di seguire per Zogno e tornare per il provinciale oppure prendere la deviazione per Selvino. Questa seconda opzione è più interessante: l’asfalto è buono e si possono pennellare molte curve a buon ritmo senza rischiare. Arrivati a Selvino ci si può fermare per il canonico caffè: qui è facile trovare molti motociclisti e la cosa fa sempre piacere. Dallo stradaiolo in tuta di pelle all’attempato signore in Guzzi ci si sente una grande famiglia. Poi in sella e giù per la discesa che porta e Nembro: da qui in 10 min sono a casa, ed ecco soddisfatta la mia voglia di aria fresca.

Alune fotografie, ma solo quella al passo di Zambla scattata da me a novembre.
Lamps!

Come promesso pubblico anche la mia testimonianza fotografica relativa ai due giorni di permanenza a Bruxelles. Devo dire che, inaspettatamente, ho trovato una bellissima cittadina a misura d’uomo. Cinque buoni motivi per cui vale la pena di visitarla:

1.Grand Place
2.Magritte Museum
3.Viuzze del centro sature di ristorantini
4.Cozze e patatine fritte
5.Birra d’abazia bionda triplo malto

Dettagli logistici: volo Ryanair da Orio al Serio fino a Charleroi, trasferimento di circa 1h a Bruxelles e pernottamento in uno dei mille ostelli super economici e pulitissimi.

Buona giornata,
C.