Robert Leroy Johnson: angelo ribelle

Pubblicato: 3 maggio 2010 in Grammofono, Persone
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Il mio viaggio alla scoperta del Blues è iniziato da poco, credevo.
La miccia della curiosità si è accesa con Cadillac Records è un film del 2008 scritto e diretto da Darnell Martin, che ripercorre l’ascesa e il declino della Chess Records, casa discografica di Chicago fondata da Leonard Chess, che tra gli anni ’50 e ’60 portò al successo molti artisti di blues, segnando un’epoca. Parlo di Muddy Waters, Howlin Wolf, Little Walter e un certo Chuck Berry. Si dice che Chuck sia il vero padre fondatore della musica rock: colui il quale ha sdoganato il blues ad una dimesione non più intrisa di dolore e destinata solo ai poveri ragazzi neri ma anche e soprattutto alle folle di giovani bianchi americani, così assetati di sana ribellione. Qualche anno prima Muddy Waters era diventato una celebrità e tutt’oggi resta un riferimento chitarristico per i grandi padri della musica che tutti amiamo: parlo di Keith Richards dei Rolling Stones o lo stesso Jimmy Page dei Led Zeppelin. 


Holin Wolf – Smokestack Lightning

Così, dicevo, pensavo che il mio viaggio nel blues fosse iniziato da poco: invece ho scoperto che ogni album che fino ad oggi ho ascoltato trasuda qualcosa di chiaramente blues. Tutto quello che i Rolling Stones hanno fatto è blues; Jimi Hendrix è blues; Eric Clapton è blues; i Led Zeppelin sono blues; Bruce Srpingsteen è blues… ed è blues Bob Dylan. Vogliamo essere meno roboanti nei nomi? Prendiamo Luciano Ligabue: si è nutrito a dosi massiccie di Rolling Stones, Springsteen, Who: la matrice è il blues! Il rock che tutti abbiamo amato è il figliolo (neanche tanto nobile) di queste generazioni di musicisti neri che cantavano la loro disperazione con una chitarra acustica o un’armonica, divenute poi una chitarra elettrica, una batteria e un basso. Gente povera, cresciuta nelle piantagioni di cotone, che viveva la musica come unica via di uscita dalla sofferenza e con essa risaliva verso la purificazione dell’anima. Gente che aveva ben chiaro il significato di discriminazione razziale. Pensate che ai primi concerti di Chuck Berry negli stati del Sud c’erano le transenne che separavano la folla black da quella white. Finchè un giorno la musica ha infranto questo muro ed i giovani hanno cominciato a mescolarsi fra loro.


Eric Clapton canta Robert Johnson – Ramblin On My Mind

Allora, forse, vale la pena rivalutare tutto quello che è arrivato dopo: non necessariamente per togliere importanza ai nostri ascolti, ma solo per vederci più chiaro. Insomma: sappiate che il chitarrista degli AC/DC che saltella – facendo duck walk -con la sua Gibson Diavoletto sta solamente imitando Chuck Berry… !


Chuck Berry con Bruce Springsteen…. duck walk !

Se sono riuscito a portarvi fino a qui, se non mi avete mollato a metà dell’articolo allora sappiate che per rappresentare tutto questo ho scelto un artista che più di tutti rappresenta l’universo blues. Un ragazzo maledetto che scomparve a 27 anni, nell’agosto del 1938, dopo una terribile agonia dovuta al suo avvelenamento. Robert Leroy Johnson, l’angelo ribelle, ci ha lasciato solo 29 memorabili registrazioni che in molti considerano la scintilla iniziale di tutto. Ineguagliabile chitarrista, anima tormentata: narra la leggenda, alimentata anche dallo stesso Johnson, che il giovane bluesman abbia stretto un patto col Diavolo vendendogli la sua anima in cambio della capacità di poter suonare la chitarra come nessun altro al mondo. 

« Per me Robert Johnson è il più importante musicista blues mai vissuto. […] Non ho mai trovato nulla di più profondamente intenso. La sua musica rimane il pianto più straziante che penso si possa riscontrare nella voce umana.  »
Eric Clapton

Credetemi: vale la pena di approfondire.

Buona serata, Claudio

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